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lunedì 27 maggio 2013

Linguine con pesto di spinaci

Bentornati amici di nonnincuisine, la ricetta che vi proponiamo oggi è la dimostrazione che con poco tempo a disposizione e con molta facilità si può mangiare bene e sano. L'ingrediente di oggi sono gli spinaci che sostituiremo al basilico in un fantastico pesto che renderà questa importantissima verdura, molto saporita....Cuciniamo insieme!

Ingredienti (4 persone)
120 gr di spinaci novelli
30 gr di mandorle sgusciate
60 gr di formaggio caprino fresco
olio evo
3 alici sott'olio
1/2 aglio
320gr di linguine

Preparazione
Mettiamo l'acqua per la pasta a bollire senza aggiungere sale,il pesto sarà già ben saporito, raggiunto il bollore coliamo la pasta e dedichiamoci alla preparazione del pesto.
Aggiungiamo nel tritatutto gli ingredienti: spinaci(puliti molto bene),le noci ed infine l'olio, le alici,il caprino e l'aglio schiacciato(mezzo sarà più che sufficiente).
Scoliamo la pasta e versiamola in una scodella dove aggiungeremo il pesto e dell'olio a crudo. serviamola con una generosa grattata di parmigiano e una foglia di basilico.
Buon appetito!!....Nonnincuisine

domenica 31 marzo 2013

La regina Margherita

Sin dall’antico Medioevo, a Napoli, cominciò a farsi spazio, nel linguaggio comune, il termine “pizza” .Con esso si indicavano pietanze varie, dalle semplici focacce alle schiacciate condite e cotte al forno per finire con dischi di pasta ripieni e fritti.
Oggi il termine “pizza” è il più conosciuto al mondo ed indica una pietanza composta da pochi ingredienti-base: farina, acqua, lievito, olio di oliva o strutto, mozzarella di bufala. Attualmente, il sapore e l’unicità hanno fatto sì che la pizza venisse apprezzata in tutto il mondo, anche se, nel corso degli anni, sono state apportate numerose variazioni e varianti al gusto, ad esempio l’utilizzo di prosciutto, parmigiano, alici, nutella e chi più ne ha più ne metta! Inizialmente le pizze venivano preparate all’aperto su banconi di pietra posti nei vicoli. Solo nel 1830 nacque una vera e propria pizzeria a Napoli, quella di Port’Alba, vicino all’arco tra piazza Dante e via Costantinopoli. Il primo fu un forno costruito in mattoni antichi con fuoco alimentato dalla legna, ma fu sostituito in seguito da forni rivestiti all’interno con i lapilli del Vesuvio, più adatti alle alte temperature.
La pizzeria Port'Alba, successivamente, divenne un ritrovo di artisti e scrittori famosi; Fu proprio lì, probabilmente, che D'Annunzio scrisse i versi di una delle più stupende canzoni napoletane: “A vucchella”.
Nell’estate del 1889 il re Umberto I e la regina Margherita trascorsero le loro vacanze presso La reggia di Capodimonte a Napoli, così com’erano soliti fare i sovrani per mostrarsi vicini alle popolazioni meridionali. La regina, incuriosita da quanto aveva appreso sulla pizza o da artisti o da personaggi di passaggio alla corte, ordinò di chiamare a corte il pizzaiolo Don Raffaele Esposito con la moglie donna Rosa della pizzeria “Pietro il Pizzaiolo”. I coniugi Esposito, utilizzando i forni della Reggia, non solo prepararono la famosa pizza ma si dilettarono anche ad utilizzare diversi ingredienti dando vita a nuove creazioni, una pizza con sugna formaggio e basilico, un’altra con aglio, olio e pomodoro ed infine una terza con mozzarella, pomodoro e basilico. Quest’ultima piacque particolarmente da galvanizzare la regina Margherita e Don Raffaele che, colta al volo questa ghiotta occasione, chiamò questa pizza "alla Margherita".

INGREDIENTI (4 persone)

5gr Lievito di birra
500 ml Acqua
30 gr Sale
925 gr Farina
Passata di pomodoro, basilico, olio, mozzarella di bufala q.b.

PROCEDIMENTO

Cominciate stemperando il lievito in acqua appena tiepida. Preparate su una superficie la classica fontana di farina con il buco al centro, in maniera tale da riempirla con il sale e il lievito sciolto. Lavorate l'impasto fino a farlo diventare omogeneo e liscio, lasciatelo a lievitare in una terrina coperta con un panno da cucina fino a che non raddoppia di volume. Dividete l'impasto in panetti e lasciateli lievitare per ancora 8 ore almeno. Prendete uno dei panetti e stendetelo con le dite, circolarmente. Farcite prima con olio e sale quanto basta e passata di pomodoro. Infornare a 250° per una decina di minuti. Sfornate e mettete la mozzarella tagliata a cubetti. Infornate ancora per 4-5 minuti e la pizza sarà pronta.

venerdì 29 marzo 2013

La Pastiera Napoletana

Con un tuffo nel passato, possiamo risalire agli albori della madre di tutti i dolci partenopei " La Pastiera". La leggenda narra che l'origine del dolce deriva dalla sirena Partenope, simbolo della tradizione napoletana, che dimorava nel golfo e si mostrava ogni primavera per salutare il popolo e rallegrarlo col suo canto. La sua voce fu così soave che le genti decisero di porle una serie di doni: farina, ricotta, uova, grano, zucchero, acqua di fiori d'arancio e spezie. La sirena decise a sua volta di donarli agli dei che riunirono tutti gli ingredienti in un'unica delizia, ritenuta ancor più dolce del suo canto. Oltre alla versione leggendaria, ritroviamo quella storica, che risale al 1800 quando Federico II di Borbone risiedeva a Napoli. La storia riconduce l'origine della pastiera a un particolare episodio: Maria Teresa D'asburgo-Lorena, seconda moglie di Federico II, era una donna molto fredda e tenebrosa che difficilmente riusciva a gioire. Per questo motivo era soprannominata "la regina che non sorride mai". Il re Federico, un vero e proprio burlone, provava insistentemente a strapparle un sorriso, senza però mai riuscirci, fino a quando, la regina si lasciò convincere ad assaggiare una fetta di pastiera e da lì non potè fare a mano di sorridere. È da qui che nasce il famoso detto napoletano "magnatell'na risata", che sollecita le genti alla ilaritá.

INGREDIENTI PER LA FROLLA

300 gr farina
150gr zucchero
150 gr burro
1 uovo
2 tuorli
Un pizzico di sale

INGREDIENTI PER LA FARCIA

300gr ricotta
300 ml latte
250 gr grano tenero cotto
200 gr zucchero
5 uova
2 limoni
50 gr arancia candita
50 gr cedro candito
30 gr acqua di fiori d'arancio
Un pizzico di cannella in polvere
Un pizzico di sale

PROCEDIMENTO

Fate cuocere il grano per 10 minuti in 300 ml di latte. Intanto preparate la frolla: mescolate la farina con lo zucchero, il burro, e i tuorli d'uovo, lavorando energeticamente la pasta per amalgamare gli ingredienti. Formate una palla e fate riposare in frigorifero mentre preparate il ripieno. In una terrina lavorate la ricotta con lo zucchero finchè diventa cremosa. Unite 2 pizzichi di cannella, un po' di scorza grattugiata di limone, i canditi tritati finemente e l'acqua di fiori d'arancio. Mescolate bene, amalgamate i tuorli d'uovo e aggiungete il grano. Togliete la pasta dal frigorifero, dividetela, mettendone da parte 1 terzo, tiratela con il mattarello fino a ridurla in una sfoglia non troppo spessa. Imburrate uno stampo da crostata e foderatelo con la pasta; tirate la pasta rimasta e tagliatela a striscioline. Montate a neve ferma 4 albumi e incorporateli delicatamente al ripieno. Versatelo quindi dentro la sfoglia e ricoprite con le strisce di pasta disposte a losanga, schiacciandole leggermente ai bordi per fissarle. Passate il dolce in forno preriscaldato a 180° per 1 ora e 10' circa. Prima di cospargerla di zucchero a velo,lasciatela raffreddare. Poi non vi resta altro che mangiarla! Buon appetito!

giovedì 28 marzo 2013

Un tuffo nella zuppa.. di cozze

A Napoli i riti della settimana che prepara alla Pasqua cominciano con il giovedì Santo. Oltre ai riti religiosi, la tradizione culinaria vuole che per questo giorno si prepari la zuppa di cozze. In origine erano gli abitanti del Borgo S. Lucia ai tempi del re Ferdinando I di Borbone a preparare questo delizioso piatto, ma oggi è possibile degustarlo nei migliori ristoranti napoletani. La zuppa voleva simboleggiare l’ultima cena, quindi un pasto povero da mangiare in compagnia, una tappa di avvicinamento alla resurrezione. E’ molto semplice da preparare, ma ricco di gusto. Si prepara con pochi ingredienti, insieme alla famosa salsa forte di peperone (o’ russ) Per capire quanto il piatto sia radicato nella tradizione basti pensare che la maggior parte delle pescherie il giovedì Santo venda un vero e proprio kit, completo di freselle (bruschette), immancabili nella presentazione della zuppa di cozze, per la preparazione della stessa. Possiamo dire che in questa giornata la cena sarà uguale per tutti i napoletani, anzi sono già in ritardo, ora vi posterò la ricetta, andiamo a cucinare.

INGREDIENTI (per 4 persone)
-1,5 kg di cozze
-1,5 di polpo verace
-1/2 kg di maruzzielli (o lumachine di mare)
-500 gr di freselle
-1/2 lt di olio, 3 spicchi d’aglio
-150 gr concentrato di pomodoro piccante
-sale qb

PROCEDIMENTO

Versare in un pentolino l’olio insieme agli spicchi di aglio schiacciati. Una volta ben caldo unire il concentrato di pomodoro, abbassare la fiamma e proseguire la cottura continuando a mescolare spesso fin quando tutto l’olio sarà salito in superficie. A questo punto filtrare l’olio. In una pentola ampia lessare il polpo per 20 minuti dal raggiungimento del bollore. Lasciarlo nella pentola anche dopo avere spento la fiamma fin quando si raffredda. Tenere da parte l’acqua di cottura. Tagliare il polipo a pezzi e condirlo con l’olio piccante ricavato precedentemente. Adesso passare alle cozze, farle aprire a fuoco medio in una padella ampia con il coperchio. Lessare anche i maruzzielli lavati. Unire parte dell’acqua di cottura del polipo e parte di quella delle cozze, versarne una parte sulle freselle poste nelle singole ciotole e condirle con l’olio piccante. Adesso unire le cozze, il polipo ed i maruzzielli ed ancora olio secondo le preferenze.

mercoledì 27 marzo 2013

Sua maestà.. Il Casatiello

Iniziamo il viaggio tra i sapori della Pasqua, tappa fondamentale.. O’ Casatiell. Le origini di ‘Sua Maestà’ risalgono agli inizi del XVI secolo, tempo in cui le rigide norme del Cattolicesimo, che vietavano il consumo di cibi provenienti da animali, spinsero, al termine del periodo quaresimale, i fedeli “affamati” a racchiudere il maggior numero di ingredienti “proibiti” in un piatto unico. Compiva, dunque, i suoi primi passi il rustico ancor oggi più amato e presente sulle tavole pasquali campane. Perché “Casatiello” ? Il termine deriva direttamente dall’espressione latina “caseus” che significa formaggio, ingrediente principale del rustico napoletano. L’antica tradizione prevedeva l’usanza tra fidanzati di uno scambio di doni per la Pasqua: l’uomo regalava un uovo di cioccolato ed un mazzo di fiori mentre la donna offriva (fortunatamente per noi maschi) il Casatiello. In molti confondono il casatiello con il tortano, il quale però si differenzia non in termini di preparazione, in quanto le due ricette sono più o meno uguali e le diversità praticamente irrisorie. Il casatiello, infatti, a differenza del tortano, viene consumato esclusivamente nel periodo pasquale e le uova, invece che all’interno dell’impasto insieme a tutti gli altri ingredienti, vengono disposte,crude,in maniera circolare sul rustico a raffigurare la corona di spine (riferimento religioso). Qualche giorno prima della domenica di Pasqua tutte le case delle nonne Partenopee, che sono le migliori preparatrici di questa antica ricetta, si riempiono di un profumo delizioso che altro non fa se non aumentare l’acquolina e il piacere di gustarlo in compagnia della famiglia. Gli avanzi della Pasqua si consumano durante la scampagnata di pasquetta. Mi scuso se mi sono lasciato un po’ prendere dall’emozione nel descrivere un piatto che mi riguarda così da vicino ma da napoletano quale sono, mi evoca vecchi ricordi e valori affettivi. Per finire, vi allego con molto piacere la ricetta di mia nonna Anna e vi auguro di ottenere lo stesso suo risultato.

INGREDIENTI

- 1kg farina di tipo 00
- 2 cubetti di lievito di birra
- 100 gr. strutto (sugna)
- 25 gr di sale e pepe (consiglio: 1/3 di sale e 2/3 di pepe)
- 400 gr. di formaggi misti (non fatevi mancare abbondante pecorino)
- 400 gr. di salumi misti, soprattutto salame di tipo napoli
- 5 uova da mettere sopra, una volta sode

PROCEDIMENTO

Cominciate stemperando il lievito in acqua tiepida, non eccessivamente calda. Preparate su una superficie la classica fontana di farina con il buco al centro, in maniera tale da riempirla con lo strutto, il lievito precedentemente sciolto, il sale e il pepe. Mescolate bene tutti gli ingredienti aiutandovi con altra acqua tiepida, qualora servisse, e lavorate bene l'impasto battendolo sulla superficie per una decina di minuti. Quando vi sembrerà liscio e omogeneo, mettetelo a riposare in un luogo tiepido all'interno di una terrina, preoccupandovi che sia coperto con un panno da cucina, finchè non avrà raddoppiato il suo volume (2 ore circa). Nel frattempo che non cresca, dedicatevi a tagliare i salumi e i formaggi a dadini, senza essere troppo minuziosi. Quando l'impasto sarà pronto, tagliate un piccolo pezzo e tenetelo da parte (vi servirà alla fine) e poi stendete con le mani la pasta che vi resta. Disponete sopra i salumi e i formaggi misti gli uni con gli altri, poi arrotolate la pasta più stretta possibile e facendo attenzione a non farla rompere. Prendete un ruoto di quelli a ciambella, ungetelo di strutto e poi arrotolate il vostro impasto intorno al buco unendo bene i due lati. Lasciate riposare per ancora due ore e, alla fine, prima di cuocere in forno preriscaldato a 160° disponete circolarmente le uova sode e racchiudetele con delle striscioline che farete con la pasta che avevate messo da parte (le striscioline devono essere messe a forma di croce sulle uova e, in continuità sull'impasto). Infornate il Casatiello a 160 °, temperatura che potete alzare di 10°-15° dopo il primo quarto d'ora. Cuocere per un'oretta circa, naturalmente dopo una cinquantina di minuti controllate la cottura.